SIAMO TUTTI PRANOTERAPEUTI?

Il “Prana” o “Ki” è l’energia vitale che mantiene il corpo in vita e in salute. Cosa succede dentro di noi se questa energia diminuisce?

Il “Prana” o “Ki” è l’energia vitale che mantiene il corpo in vita e in salute. Cosa succede dentro di noi se
questa energia diminuisce? Attraverso la Pranoterapia abbiamo la possibilità di influire sullo stato di
benessere di un altro essere vivente, con la semplice imposizione delle mani, utilizzando l’energia
primordiale. Un tocco invisibile che spesso diventa miracoloso.
Per rispondere alla domanda “Siamo tutti pranoterapeuti?” non vorrei attendere la fine di questo articolo, ma
vorrei ipotizzare subito una risposta, nata dopo anni di esperienza personale attraverso la pranoterapia.

La pranoterapia consiste in una qualità insita in ogni essere vivente, pertanto la ritroviamo non solamente
nella figura del pranoterapeuta bensì in tutti gli esseri viventi. Prendiamo in considerazione per un momento
gli animali in specie i gatti. Chi ospita un gatto nella propria casa, avrà fatto sicuramente l’esperienza di
vedere i movimenti dell’animale quando siamo ammalati. Il gatto tende ad avvicinarsi alla parte dolente del
nostro corpo e ad appoggiarsi esattamente su quel punto. Perché si comporta così? Perché in quel
momento il gatto si trasforma in un pranoterapeuta, assorbe la nostra energia congestionata e la rilascia
attraverso il suo corpo. Purtroppo talvolta accade che non riesce a trasmutare completamente le tossine
assorbite, le quali rimangono imprigionate nel suo stesso corpo. Questo fenomeno può rappresentare, in
seguito, la causa del suo ammalarsi, a volte in maniera grave.
Pertanto per rispondere alla domanda mi sento di dire: si, siamo tutti “potenziali” pranoterapeuti, in quanto in
ognuno di noi vi è il seme della guarigione ma, come tutti i semi, va fatto germogliare con cura ed attenzione.
Inoltre esistono varie cultivar dello stesso seme, ossia varie tipologie di pranoterapeuti. Alcuni nascono con
un’energia particolare e sono più predisposti alla guarigione, altri necessitano di maggiore lavoro su se stessi
per raggiungere un livello di energia necessario alla cura.

L’uomo conserva dentro di se ogni possibilità, concetto sul quale vari personaggi del passato hanno tentato
di trasmetterci messaggi, tra cui Platone, Ippocrate o più recentemente Gustavo Rol. Possibilità umane
collegate a possibilità universali. Secondo Mesmer dentro di noi vi è un fluido che varia in base ai mutamenti
del fluido universale. Secondo Daskalos nulla, assolutamente nulla, esiste nel mondo materiale grossolano
se prima non è esistito nel mondo psico-noetico la cui base è il prana, o etere. Potrei citarvi moltissimi nomi
di personaggi che parlano di PRANA.

Ma cos’è il Prana?
Il termine “Prana” proviene dal sanscrito, antico idioma indiano e contiene due radici: PRA e NA. “Pra”
significa unità di base, unità fondamentale. “Na” significa energia. Pertanto potremmo tradurre questo
termine con: l’energia che mantiene tutto unito; tutto unito e nel contempo in movimento.
Il prana consiste nell’energia vitale, chiamato anche “KI” dai Giapponesi o “CHI” dai Cinesi, ossia l’energia
che mantiene in vita tutto ciò che esiste in noi e attorno a noi, dal corpo fisico al corpo psichico, dal piano
mentale al piano spirituale, lo spazio che ci circonda, l’Universo intero.

Il Prana non è un qualche cosa di fisso, di stabile, la sua caratteristica primordiale è il movimento continuo. E
perché si muove? Diciamo che ognuno di noi nasce con uno scopo nella vita, con dei talenti. Mi piace
immaginare il Prana come un signore distinto al quale è stato assegnato un compito da Dio. Dio, quando lo
creò, gli disse:” Il tuo scopo in questa esistenza è mantenere lo stato di omeostasi. Sei libero di muoverti
come preferisci, puoi agire come meglio credi. Ma devi rispettare una legge, ossia la legge cosmica
dell’armonia e dell’equilibrio!”. Mi piace immaginare questo scambio di commissioni fra Dio e il Prana!
Pertanto il Prana si muove e lo fa a volte in modo che ci può creare qualche disagio. Talvolta arriva persino a
distruggere tutto, ad esempio quando ci ammaliamo, tutto viene momentaneamente distrutto ma,
considerando la legge alla quale deve sottostare, lo fa per farci ritrovare un nuovo equilibrio.

L’obiettivo del Prana è di mantenere lo stato di omeostasi in ogni cosa, ossia lo stato di salute naturale.
Ebbene, allora cos’è la malattia se non un’alterazione temporanea dello stato di omeostasi! La malattia
rappresenta un’interruzione all’interno di noi stessi, interruzione che si è verificata prima del manifestarsi
della malattia stessa.

Probabilmente è accaduto un qualche cosa a livello mentale, psichico o spirituale che ha interrotto il nostro
stato di equilibrio. La malattia è un messaggio della nostra anima e, considerando che spesso non
ascoltiamo la sua voce, essa diventa materia. Lo spirito diventa carne! L’anima, prima del manifestarsi della
malattia, ha sicuramente tentato più volte di comunicarci dei segnali, degli avvertimenti, ma noi abbiamo
coperto la sua voce con rumori talvolta assordanti per non ascoltarla. Così l’anima, non sapendo più quali
parole utilizzare per comunicare con la nostra mente, “diventa carne”, ossia attira la nostra attenzione
attraverso il corpo fisico. Quando il corpo duole, non possiamo fingere di non vedere e di non sentire.
Pertanto non è la malattia ad alterare il nostro stato di omeostasi bensì è uno squilibrio avvenuto prima che
crea una malattia.

Ora ritorniamo a parlare di pranoterapia. Forse vi possono interessare alcuni brevi cenni storici per
comprendere da dove nasce questo metodo di cura complementare.
Il Pranoterapeuta ha fatto la sua comparsa nel mondo nello stesso momento in cui l’uomo venne in contatto
con il dolore fisico. Possiamo affermare che il pranoterapeuta è sempre esistito! La prima tipologia di medico
che si profila accanto alla figura dell’uomo è quella del guaritore, ossia colui che riesce, attraverso
l’imposizione delle mani e ritualità sacre, a stimolare le forze sanatrici insite nell’uomo.
Ebbene da sempre sono esistiti uomini e donne che guarivano attraverso l’imposizione delle mani.
Possedevano energia dinamica ed erano in grado di diffonderla anche nell’ambiente che li circondava, su
uomini e cose.

Lo testimonia un personaggio storico, Plinio il Giovane, scrittore e Senatore romano, siamo nel 61 d.c.. Egli
in una sua corrispondenza riferisce che vi sono uomini i cui corpi possiedono proprietà medicinali, in
particolare tra i popoli di Cipro e Spagna.
A mio avviso la prima pranoterapeuta in assoluto è la madre. Una madre amorevole, quando prende in
braccio il proprio bambino che non si sente bene, cosa fa esattamente? Ripristina lo stato di omeostasi del
bambino attraverso una trasmissione inconscia di prana. Se inoltre all’energia pranica aggiungiamo l’amore
che manifesta per il bambino, il prana irradiato si eleva notevolmente di frequenza e diventa più potente. La
madre è la prima guaritrice ed è sempre esistita!

Risalendo invece alle testimonianze storiche, la prima e più preziosa che abbiamo in forma scritta che parla
di pranoterapia risale all’antico Egitto. Nella tomba di un guaritore egiziano a Saqqara, Ankmahor, secondo
per importanza dopo il faraone, è stato rinvenuto un papiro databile 2323 A.C. dove vi è raffigurata una
scena che rappresenta quattro personaggi. Due sono tipicamente africani, dalla carnagione scura e capelli
ricciuti, che provenivano dall’alto Egitto per curare gli abitanti del basso Egitto, due dei quali raffigurati nel
pittogramma mentre stanno ricevendo le cure da parte dei guaritori. Alcuni esperti dell’Istituto del Papiro del
Cairo hanno decifrato i geroglifici sovrastanti le figure, uno dei pazienti dice “fa in modo che il mio dolore se
ne vada” il guaritore risponde “farò ciò che tu vorrai”.
L’arte parietale preistorica mostra con evidenza che, al tempo, si percepiva chiaramente l’aura delle proprie
mani e quella degli animali, raffigurata da un alone o da aureole di raggi perpendicolari.
Anche i pellerossa d’America sapevano molte cose sulle energie sottili, conoscevano le linee di forza
emanate dalla Terra, i flussi planetari sottili ed erano in grado di applicare, a fini di guarigione, tecniche
terapeutiche energetiche.

Gli Egiziani conoscevano molto bene le energie vitali-sottili, sia il corpo eterico, che chiamavano “ Sekhem “
e impiegavano queste cognizioni per guarire tramite l’imposizione delle mani. Altrettanto facevano i Greci,
che utilizzavano queste pratiche nei templi.
Anche gli Ebrei conoscevano il corpo eterico, i centri energetici o chakra e l’energia sottile-vitale, che
chiamavano “Ruah “, esaltata dalla Bibbia per le sue applicazioni in campo medico spirituale.
Il tema della guarigione del dolore fu un concetto approfondito da Ippocrate (460 – 367 A.C.), considerato il
più grande medico dell’antichità. Ippocrate fu uno dei più illustri allievi della scuola egiziana che, a 19 anni, si
recò in Egitto alla ricerca degli insegnamenti dei Sacerdoti medici.
In questo periodo il medico sacerdote si trasforma nell’uomo-medico. Con Ippocrate infatti la medicina
primitiva, che si basava sull’osservazione e la registrazione dei fenomeni naturali, diventa scienza quando
egli cercò di scoprire le cause di tali fenomeni. “Studiare la natura «del tutto» per conoscere quella del
corpo”. Ippocrate

Nasce pertanto il medico ippocratico ma la figura del guaritore – sciamano non scompare, diciamo che
continua ad operare un po’ di nascosto, come ai giorni nostri del resto.
Alcuni reperti contenuti nei cosiddetti “ Rotoli del Mar Morto “ ci dicono che in Palestina, ai tempi di Gesù,
esistevano sette religiose che utilizzavano la terapia energetica sottile e la guarigione con le mani.
Una fonte ricca di testimonianze di guarigioni attraverso l’imposizione delle mani la troviamo nella letteratura
cristiana fin dai primi secoli dopo Cristo.
Negli Atti degli Apostoli ad esempio è scritto che San Paolo impose le mani ad un ammalato di febbre e lo
guarì. Nel Vangelo secondo Marco (16, 15-18) Gesù comparve agli Apostoli e disse:” Imporrete le mani ai
malati e questi guariranno”. Gesù in questo caso oltre a presentarsi come un guaritore e taumaturgo, diventa
Maestro nel momento in cui inizia gli Apostoli alla guarigione.

Se facciamo un salto temporale, incontriamo un altro personaggio molto particolare e a mio avviso potente
su vari livelli. Il 12/12/1912 nasce a Cipro Daskalos. Il vero nome era Stylianos Atteshlis, noto come
Daskalos, ha compiuto gli studi a Cipro e all’estero, ha lavorato nella Tipografia di stato e ha vissuto alcuni
anni in Africa. Daskalos era un mistico e guaritore cristiano. Per settant’anni ha insegnato con lo scopo di
risvegliare le persone dal loro torpore spirituale. Benché fosse sempre disponibile ad aiutare e guarire
ogniqualvolta gli si chiedesse aiuto, egli non volle mai essere trattato come un Maestro, ma piuttosto come
un fratello guida e amico. Negli ultimi anni della sua vita, i ricercatori della verità di tutto il mondo giunsero
allo Stoa, a Strovolos, per ascoltare le sue lezioni e ricevere guarigioni.
L’aspetto interessante di Daskalos è che guariva utilizzando il prana solamente dopo avere invocato lo
Spirito Santo. In questo modo garantiva la massima protezione al paziente e il prana che usciva dalle sue
mani era indubbiamente potente e sacro.

E’ autore di vari libri. Il Dr. Stylianos Atteshlis è trapassato a Cipro il 26 agosto 1995.

Vi sono poi tutti i riferimenti alle tradizioni orientali, in Oriente infatti le grandi medicine del passato sono
tenute in considerazione da sempre. Si potrebbe stilare un lungo elenco di guaritori e guaritrici sia in Oriente
che in Occidente.
Ora vediamo assieme qualche definizione di Pranoterapia:
“La Pranoterapia è una pratica di medicina complementare che consiste nell’imposizione delle mani in
corrispondenza della parte malata allo scopo di permettere il passaggio di prana tra il corpo dell’operatore e
quello del paziente”.
“Trasmissione elettromagnetica del Pranoterapeuta che stimola per biorisonanza l’attività cellulare del
paziente nelle stesse frequenze”.
“Il fenomeno si verifica quando un operatore impone le mani ad un’altra persona afflitta da disagio e ne
favorisce la riprogrammazione del benessere”.
“Operazione che mette in atto un meccanismo attraverso il quale si aggiusta il disordine elettromagnetico del
paziente, aumentando il suo stato di salute e la sua capacità di combattere la patologia”.

Leggendo queste definizione, in vece di pranoterapeuta, mi sento responsabile di riportare delle riflessioni
considerando soprattutto la seconda, ossia “il pranoterapeuta stimola, per biorisonanza, l’attività cellulare del
paziente nelle stesse frequenze”. Questo significa che il pranoterapeuta porta la persona ad una frequenza
simile alla propria, significa anche che se un pranoterapeuta in quel momento è scarico oppure abbattuto,
non può aiutare il paziente ad ottenere un beneficio dalla seduta.
Ritorna pertanto importante la nostra voce interiore, quando entriamo nello studio di un guaritore, se la
nostra voce ci consiglia di evitare di ricevere energia da quella persona, dovremmo trovare il coraggio di
evitare di sottoporci alla seduta.
Qual è il compito del Pranoterapeuta?
Il Pranoterapeuta agisce principalmente con due sistemi, il primo prevede l’eliminazione delle tossine
bioplasmiche,; il secondo l’irradiazione di biofotoni.
La malattia tende a manifestarsi nel corpo di energia sottile, prima che nel corpo fisico, con squilibri dello
spessore della sostanza bioplasmica e con la presenza di quantità di energia sottile congestionata, rilevabile
in ogni patologia. Il bioplasma è il plasma della materia vivente, è un gas elettricamente neutro, a
temperatura e pressione ambiente, in cui solo una minima frazione del gas è costituito da ioni, da protoni ed
elettroni liberi. E’ altamente conduttore ed è in grado di accumulare, assorbire, emettere e trasferire energia
tra organismi diversi.
I biofotoni invece sono delle particelle di luce emesse dai tessuti viventi, portatrici d’informazioni, con le
stesse caratteristiche di quelle della luce laser.

La Pranoterapia ha come primo obiettivo l’eliminazione delle tossine, il ripristino delle corrette linee di
comunicazione, dunque della salute.
Il Pranoterapeuta inizialmente elimina le tossine e in seguito trasmette biofotoni.
I biofotoni nascono nel nucleo cellulare, che guida i processi cellulari attraverso l’emissione di un campo
elettromagnetico. Il nucleo è anche in grado di ricevere ed elaborare i vari segnali elettromagnetici che
giungono dall’esterno.
Diventa così importante inviare alle cellule messaggi di benessere, al fine di poter riattivare il loro
metabolismo e le emissioni vibratorie che esse sono capaci di produrre in uno stato di salute e di equilibrio.
Questo significa che il Pranoterapeuta ha la possibilità di trasmettere messaggi di salute nel momento in cui
irradia energia attraverso l’imposizione delle mani.
Secondo la mia esperienza questo è un aspetto determinante. Durante le sedute il pranoterapeuta ha la
responsabilità di rimanere concentrato solamente su quanto sta facendo e non può permettersi distrazioni.
E’ anche possibile, come sto sperimentando da diversi anni, trasmutare la forma pensiero della malattia.
Ogni malattia rispecchia un elementale nel doppio eterico della persona pertanto è possibile sciogliere
quell’elementale e crearne uno di guarigione.
In sintesi… il pranoterapeuta modifica il campo energetico della persona, assorbe energia congestionata e
trasmette energia vitale portando nuova luce ed informazione.